“Quante volte ho guardato al cielo”, cantava il poliedrico Renato Zero. Molti di noi credo che si interroghino da soli su questa domanda cercando di trovare dentro se,o nel cielo stesso la risposta, come se in quella grande “macchia nera” piena di mille lucette splendenti ci fosse una strada maestra da seguire. E il cielo, (per me e per voi cari lettori di MaxParisi 2.0), cosa rappresenta? Vi chiederete il perché di tutte queste domande e sicuramente penserete che le risposte siano infinite, ma oggi ve lo chiedo perché sono qui a presentarvi il libro di Leonardo Lodato, giornalista e capo servizio di Cultura e Spettacolo del quotidiano di Catania “La Sicilia”. Il nuovo progetto letterario di Lodato si chiama: “Cielo, la mia Musica!”. Quando chiesi a Leonardo cosa o chi avesse ispirato il suo libro mi disse: “L’idea mi è venuta una notte d’estate mentre ascoltavo in giardino la mia musica preferita, e “giocavo” con le stelle. Mi sono costruito un’ideale via lattea dove ogni puntino luminoso corrispondeva ad un brano, un artista o gruppo che avesse a che fare con il cielo, lo spazio, la luce:”
Sinossi
“Il confine tra mare e cielo è lieve. Acqua e aria si confondono, mischiano i loro colori. Quanto influiscono la luce del Sole, il suo calore, nell’essere siciliani?. E ancor più, quanto conta se si è musicisti? E il cielo, soprattutto, come lo vede chi suona, chi canta, chi compone? Per dare una risposta a queste domande, Leonardo Lodato ha intervistato 12 musicisti siciliani, 12 come i mesi dell’anno. Ha chiesto loro di spogliarsi degli abiti di scena e di aprirsi ai lettori.”
Così cari amici di MaxParisi2.0, per entrare nello spirito, e calarmi ancor più nei panni e nei pensieri di Leonardo Lodato, mi sono preparata la mia “zona confort”, per gustarmi al meglio il libro. Creato l’ambiente giusto a questo tipo di lettura, posso assicurarvi che in un sol boccone ho terminato l’opera, senza rendermene conto. Ma facciamo un passo indietro. Il testo viene presentato come un “calendario”, che mese dopo mese, artista dopo , artista, scandisce il nostro cammino. Attraverso le sue parole Lodato conduce per mano il lettore alla scoperta di quel “cielo stellato”, il quale lui stesso(già da fanciullo)esaminava chirurgicamente, in cerca di risposte: “Avevo appena due anni e scrutavo il cielo in cerca della Luna”.
E così, pagina dopo pagina, artista dopo artista, questo cielo colmo di “stelle delle sette note”(come le chiama Lodato riferendosi ai suoi intervistati), è riuscito a farmi sognare, riflettere ed emozionarmi. Parole intense, racconti di vita, sia artistica che privata, che rivelano al lettore aspetti mai conosciuti dell’artista. Quasi come se Lodato fosse il confessore a cui poter affidare i propri sogni, le proprie paure o i ricordi di una vita. E Leonardo è lì a chiedergli: “Mi descrivi il tuo cielo?” o “Cosa vuol dire essere donna?”. E in quell’istante in cui sei immerso nella lettura arrivano le domande che fanno riflettere anche te che stai leggendo. E ancor prima di correre a scoprire la risposta dell’artista ti interroghi da sola chiedendoti: “come descriverei il mio cielo?”, e “cosa vuol dire per me essere donna?”. E mentre sei li per rispondere a te stesso in piena confessione tra te e il tuo io, arriva un sorriso sul volto che ti spiazza e pensi a quanto sia “geniale”( consapevole o no di questo), la domanda di Leonardo al suo intervistato. Sono sicura miei cari lettori che non appena leggerete il libro, succederà anche a voi. Sarete lì presi dalla bellezza delle parole di ogni artista, nella speranza di carpire un segnale del perché di queste domande. Azzarderei che forse è lo stesso Lodato a ricercare “una risposta”, nelle “risposte dei suoi intervistati”. La prefazione di Fabrice Quagliotti(tastierista e leader dei Rockets), rende il tutto ancora più allettante, quasi un racconto nel tempo, in cui scienza, musica e attualità si fondano in un unico messaggio: “ dobbiamo e possiamo cambiare. Il pianeta, anche se malato si adeguerà sempre. L’uomo no. E sparirà. Teniamoci stretti il nostro WONDERLAND.” E voi cari lettori come descrivereste il vostro cielo? E Leonardo Lodato, come descriverebbe il suo? In confidenza vi dico (secondo il mio modesto parere), che il suo sia romantico, un cielo in cui la Sicilia, (con i suoi profumi, colori, e la sua musica), ne fanno da padrona. Ma fonti attendibili mi dicono che il “suo cielo” è Rock. Secondo voi chi potrebbe aver ragione? Per scoprirlo non vi resta che leggere: “Cielo, la mia Musica!”.
“…Ma che uomo sei se non hai il cielo…”
(Il cielo/ Renato Zero)